Archive for ottobre, 2010

I quaderni di Saramago

giovedì, ottobre 21st, 2010

Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell’omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero asfalto, non c’è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano cosi. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentono arrivare nell’aria la frustata. Ormai i pedoni sono passati, ma il segnale di via libera per le macchine tarderà ancora alcuni secondi, c’è chi dice che questo indugio, in apparenza tanto insignificante, se moltiplicato per le migliaia di semafori esistenti per la città e per i successivi cambiamenti dei tre colori di ciascuno, è una delle più significative cause degli ingorghi, o degli imbottigliamenti, se vogliamo usare il termine corrente, della circolazione automobilistica.

L’incipit di CECITA’, uno dei tanti splendidi romanzi di Josè Saramago, é un ottimo modo per segnalere il blog dell’autore, tradotto in italiano e ancora on-line anche dopo la sua morte. Consiglio a tutti la lettura dei suoi pensieri, sempre improntati alla massima libertà di pensiero.

Terzigno. Un flash dal futuro

giovedì, ottobre 21st, 2010

A Terzigno nella notte di ieri, è andato in scena il futuro di questo paese. Troppo occupati a interessarci dello scarso livello di democrazia in Iran, sulla base di notizie filtrate, tradotte, rifiltratae, ritradotte secondo logiche opportuniste, facciamo un’immensa fatica a occuparci delle aberrazioni perennemente sotto i nostri occhi. Ricapitoliamo: una corposa quantità di cittadini a Terzigno, in Campania, ammorbata 24 ore al giorno dai miasmi di una vicina e immensa discarica, decide di disinterressarsi dei casi di cronaca nera che monopolizzano l’agenda setting in chiave oscurantista, e scende in strada a manifestare. Sono madri, padri, bambini di otto o nove anni, vecchi, persone di tutte le età esasperate, che vivono 24 ore al giorno nella puzza di rifiuti, tra i fumi provenienti dalla discarica. Basta vedere i filmati. Difficile immaginare squadre di madri a mani nude che caricano i poliziotti in tenuta da sommossa. Magari ci sarà stata qualche testa calda, ma chi ha partecipato a qualche manifestazione nella vita sa benissimo come i manganelli scattino al primo pretesto. Si sentono voci femminili, fischi, incitamenti a non creare pretesti affinchè la polizia possa usare la violenza. Che arriva puntuale, non appena un sit-in impedisce il passaggio di alcuni mezzi. La democrazia in Italia consiste nell’accettare passivamente le decisioni scriteriate del potere corrotto e corruttore, che può esistere soltanto grazie all’idozzia di uomini che per mestiere, assoldati per 1200 euro al mese, non sono tenuti a valultare le motivazioni alla base dei loro interventi, delle loro azioni, ma a eseguire, eseguire, eseguire ordini dall’alto, a qualsiasi costo e con qualsiasi conseguenza. Bisogna capire, è fondamentale capire, che da una carica scriteriata a una fucilazione a muro il passo è breve. E’ solo una differenza dovuta al contesto storico, alle circostanze, al grado di repressione di cui necessita l’apparato dominante in quel momento. Vi siete mai chiesti perché è così facile prelevare con la forza una persona seduta in un sit-in di protesta per strada, e non c’è alcuna memoria di un condannato per corruzione per milioni di euro con la tessera di un partito che riceve nemmeno un buffetto sulla testa? Corro il rischio del populismo e della demagogia, sì. Perché quando ci sono i fatti di mezzo, fatti che non lasciane letture alternative come in questo caso, almeno se non si è in totale malafede, populismo e demagogia finiscono spesso per assomigliare a sinonimi di giustizia sociale.

Il passepartout dei tempi moderni: la “Crisi”. Economia/energia

mercoledì, ottobre 20th, 2010

Le connessioni tra fonti di energia e sviluppo economico sono molteplici e molto più variegate di quel che possiamo immaginare. Per chi non li conoscesse, già, segnalo due Blog di notevole interesse: Petrolio (che ho già riportato in altre occasioni) e Crisis. Informano molto di più e meglio di qualsiasi media “ufficiale”.

L’Isola dei Famosi

lunedì, ottobre 18th, 2010

Siccome una giustizia superiore a quella umana esiste eccome, proviamo a ricercarne un segno nell’Antigua Gate. Impossibile non notare come l’arrivo dei palazzinari italiani abbia trasformato un paradiso terrestre in un orrido villaggio vacanze, con villette a schiera ammassate sulla costa e colate di cemento che arrivano fino a 1 centimetro dal mare. Mi consola non poco constatare che certe persone possano procurarsi ogni privilegio, possano prevaricare di continuo e realizzare a colpi di violenza quelli che comunemente sono considerati i sogni della gente, senza tuttavia liberarsi mai dell’assoluta volgarità e della bruttezza di cui sono giocoforza eterni apostoli. Dove non arriva la magistratura, insomma, arriva la propria ignoranza. Non è una punizione da poco trascorrere l’intera vita nella volgarità.

Living Planet Report 2010

mercoledì, ottobre 13th, 2010

Bisogna iniziare ad accettarlo. Mezzo secolo di civiltà dei consumi è stato sufficente per atterrire il pianeta. Ovviamente le prove non risiedono nello spettacolo quotidiano a cui assistiamo nel tragitto tra casa e ufficio. Sono ben lontane dai nostri occhi. Il WWF ha dunque preparato una serie di video che illustrano i luoghi e i confini naturali e disumani dei disastri. Le nostre abitudini non sono poi così immodificabili.

Il baricentro dei fatti.

martedì, ottobre 12th, 2010

Il marxismo non è da considerare come una religione. Come ideologia è in crisi, ma nel senso ampio del termine. Pasolini diceva che dire “ideologia in crisi” è un pleonasmo, perché l’ideologia è da concepirsi come qualcosa in continua trasformazione, e questo comporta uno stato di crisi perenne. Anche l’analisi della realtà dovrebbe essere un moto dinamico, materia fatta di atomi perennemente da riordinare. In questo, il marxismo conserva la sua importanza originaria, perché è un metodo. Come metodo, è ancora, probabilmente, il miglior strumento d’analisi della complessa realtà che da molti viene detta post-industriale. Cosa insegna il marxismo? A trovare i nuclei economici che determinano i fatti, per decriptarli alla luce delle energie determinanti. I media “ufficiali” esulano totalmente da questa necessità. Il loro compito è esattamente contrario. Divagare. Confondere. Depistare.

Sul Blog Petrolio una sintesi di quello che intendo dire.

Spettacolarizzazione del male. Dibattito sui media generalisti.

lunedì, ottobre 11th, 2010

Il tema da me affrontato di recente, lo sciacallaggio dei media e del pubblico sui casi di cronaca, è stato sviluppato in molte altre analisi sul web e sui giornali.

Su Carmilla, Alessandra Daniele fa il punto sull’audience.

Su Dagospia, Aldo Grasso sul mix orrendo tra tragedia e rappresentazione della realtà, e Carlo Freccero su come la televisione si sia sostituita (legittimamente?, forzatamente? dittatorialmente?) alle istituzioni.

Su Nazione Indiana, Evelina Santangelo parla delle sensazioni intime di interpreti e spettatori durante la rappresentazione di una tragedia.

Su Lipperatura, Loredana Lipperini offre il suo contributo con la consueta intelligenza.

Io mi limito ad aggiungere che per valutare una così controversa deriva, cioè la spettacolarizzazione del male come prima forma d’evasione offerta sui media, la ricerca del massimo grado d’umanità e delicatezza dovrebbe essere il primo obiettivo.

Una Sigla dei Simpson: directed by Bansky. Bellissimo.

lunedì, ottobre 11th, 2010

Da non peredere.

Sul sito web di Bansky è possibile osservare alftri lavori dell’artista di strada inglese.

Sciacalli allo specchio

sabato, ottobre 9th, 2010

In Italia avvengono migliaia di casi di cronaca al giorno. Omicidi, morti sul lavoro, stupri, aggresioni, infanticidi. Gli operatori che gestiscono i media ne selezionano alcuni secondo criteri puramente utilitaritici. Spettacolarizzazione, reiterazione infinita del senso comune su precise questioni ideologiche, profitto. Agli onori balzano le storie che enumerno vittime più giovani, più carine, i drammi di persone più vicine agli stili di vita canonici, in cui ci si può identificare. L’importante è suscitare spurie ondate emotive che impediscano analisi lucide e sincere. Insomma le solite cose. Ormai è assodato che tra tutte le possibilità offerte da strumenti in sè né buoni né cattivi, l’uso più becero sia l’unico di cui approfittare. Cos’è infatti, se non puro becerume o cattiva pornografia, il rimbalzo di telecamere e commenti dai luoghi del delitto, in tempo reale, dalle stanze degli assassini, la recita imposta, ma accettata e condivisa da amici e parenti delle vittime, da presunti conoscenti. Chi occupa i media li usa per divulgare edonismo, facilità, logica della prevaricazione e superficilità, le quattro parole chiave che  l’entropia borghese. Per la sintomatologia di questi mali, rivolgersi ai social network e ai blog. Gruppi, appelli, messaggi, saluti ipocriti o anche non ipocriti ma comunque forzati, addii mielosi quanto falsi, frasi da baci perugina, da catene di sant’antonio, indignazione etemporanea, fratellanza di tre secondi con le vittime, dei perfetti sconosciuti che di colpo si scoprono persone vicinissime a cui volevamo bene, Moti di coscienza veloci come il fulmine che non producono mai ciò che qualsiasi vero moto di coscienza dovrebbe produrre: un’azione liberatoria. Che consisterebbe esattamente nel rifiutare in blocco la logica dell’ipocrisia e del consumo di emozioni. Tutto ciò è squallido. Molto squallido. Perché dietro ogni parola vuota, retorica, facile, spesa su tragedie che vengono proposte in serie come merce di consumo, come canzonette alla radio, esiste un unico, solo, miserabile desiderio: propore sè stessi.

Giovani, sessantottini, settantasettini, cortigiane, fogli e repliche. (Mai pubblicate)

venerdì, ottobre 8th, 2010

Mercoledì 6 ottobre, la nota giornalista Barbara Palombelli ha scritto un pezzo per “Il Foglio” in cui incitava i giovani a reagire alle nefandezze del “Palazzo”, nella generale incredulità. Per chi se l’è perso, ecco il memorandum su Dagospia. Il pezzo, per l’ovvio retrogusto provocatorio, ha suscitato un ampio dibattito. In me ha prodotto una certa indignazione, non perché mi aspettassi di più dai cotenuti, ma solo perché per carattere sono portato a pensare che esiste un limite anche nella mancanza di dignità. Ho provato a rispondere direttamente sulle colonne de “Il Foglio” ma non ho trovato spazio. Scelta legittima. Pubblico sul blog, allora, la mia risposta.

Caro direttore,

Mi chiamo Giancarlo Liviano D’Arcangelo e sono uno scrittore di quelli che negli anni dell’egemonia culturale del PCI si sarebbe considerato “impegnato”. Sebbene io sia trentatreenne e quindi reltivamente giovane (gli anni che passano per uno scrittore possono essere cinici alleati nell’arte di progredire in quella che tecnicamete si chiama “visione”), sia nel mio lavoro da romanziere che come redattore di Nuovi Argomenti, dedico la maggior parte del mio tempo all’analisi critica della realtà, in modo da provare a raccontarla in forma narrativa meglio che posso, ovvero con la massima sincerità.
Mi scusi questa premessa. Non è certo per fregiarmi il petto con delle medaglie, lei sa bene quanto me che non esiste nulla di più inutile oggi in italia di uno scrittore impegnato. Però forse potrà capire meglio perché la lettera di Barbara Palombelli “ai giovani d’oggi” pubblicata ieri sul Foglio possa aver suscitato in me un profondo senso di repulsione. L’intervento della Palombelli, anche all’occhio meno concentrato sul presente, anche alla mente meno avvezza a qualsisi manifestazione di memoria storica, anche al più cinico dei mercenari del pensiero non può che apparire come un trionfo della malafede, dalla prima all’ultima parola, o nel migliore dei casi del trasformismo estemporaneo. Ma di un trasformisimo così ingenuo e spudorato da apparire quasi un’aperta provocazione o addirittura un goliardico sfottò. Provo a spiegare le mie ragioni. Read the rest of this entry »