Archive for aprile, 2008

Linguaggio, Elezioni, Televisioni, Italia.

martedì, aprile 29th, 2008

death.jpg

E c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di sostenere che le televisioni non influiscono sulle scelte elettorali di una nazione di sottocultura puramente televisiva.

I professionisti della politica parlano il linguaggio becero che è l’unico della televisione, sempre apodittico e semplificativo. La popolazione, di età media molto alta, cede di schianto a campagne martellanti su temi vecchi quanto il cucco e di sicuro appeal come “La Sicurezza”. Basta aprire un libro di storia a qualsiasi pagina per scoprire come nel mondo moderno qualsiasi necessità di consenso faccia leva su sentimenti di paura, disprezzo per il diverso, ricerca del capro espiatorio, caccia alle streghe, diffusi via etere.  Queste crociate sono in primo luogo false perché basta andare a vedere qualche dato serio, in secondo luogo ipocrite, perché nel nome di un legalitarismo antitetico ai dirigenti della destra italiana, assecondano soltanto un bisogno sociale di razzismo, che è tipico, appunto, delle sottoculture. L’ammasso di macerie che resta della sinistra italiana, a queste problematiche come risponde? Non cercando, anche nel lungo termine, di proporre una visione della vita alternativa, cercando una posizione di rottura, forse più rischiosa ma sicuramente più vicina all’identità delle molte persone che non si riconoscono nella melma attuale. Cerca, frastagliata, da un lato di proporre una versione più moscia ed edulcorata del berlusconismo e dall’altro non si discosta da una visione del mondo e della società che è ferma a trent’anni fa, completamente disorientata dalla totale assenza di quello che nella sua storia è sempre stato il punto di forza. Quel dibattito intellettuale non rinchiuso nelle nicchie delle terza pagine di due o tre quotidiani, anch’esso fermo a decenni fa. Ma applicato a riconoscere i cambiamenti sociali quando essi sono in divenire, e non quando hanno già prodotto i loro effetti irreversibili. La verità, chiaramente ridotta all’osso,  è che la società stratificatasi a partire dagli anni 60 e che ha raggiunto oggi i suoi livelli di massima efficienza, ha fatto in modo di cancellare ogni possibilità di dibattito intellettuale. Come? In primo luogo organizzando le giornate delle masse in una spirale fatica-recupero della fatica attraverso l’evasione e la religione del futile, in secondo luogo adeguando (quasi) tutto ciò che può rientrare in un discorso di fruizione culturale alle linee guida della televisione, che di culturale non ha proprio nulla.

Oggi, la missione è quasi, definitivamente compiuta, con le croci celtiche in sfilata per le vie di Roma.

A questo proposito, due interventi per me interessanti.

Evangelisti

Rodota 

Panoramica

mercoledì, aprile 23rd, 2008

 sartre-images.jpgchomsky-images.jpgramonet-images1.jpg

Qualche segnalazione su cose interessanti da leggere.

Sartre che nel 73 fotografava uno dei fili conduttori delle società moderne partendo dall’attualità di un confronto elettorale.

Chmosky sull’Iraq ormai scomparso dall’Agenda Setting delle presidenziali americane e non solo.

Ramonet sull’informazione libera.

Spot dal mondo dei non luoghi

venerdì, aprile 18th, 2008

piume.jpg

Con piacere vi rimando al sito di Nazione Indiana, dove è stato pubblicato un mio racconto.

Si Chiama: Spot dal mondo dei non luoghi

Grazie.

Intorno Lalla Romano

venerdì, aprile 11th, 2008

antonicelli.jpg

 

Piacenza, 23 aprile – 25 maggio 2008

 

 

“Intorno Lalla Romano. Pittura, scrittura, fotografia” è il progetto ideato da Antonio Ria e Alessandro De Poli per offrire, nell’alveo delle manifestazioni patrocinate dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Lalla Romano, uno sguardo completo sull’opera narrativa, poetica e artistica di questa grande scrittrice del Novecento italiano.

 

La partecipazione all’iniziativa dell’Associazione Amici di Lalla Romano consente di esporre a Piacenza la parte più significativa del materiale dell’Archivio di Lalla Romano e della sua collezione pittorica. La mostra si configura inoltre come l’occasione per rileggere un’importante amicizia di Lalla Romano, quella con la piacentina Grazia Cherchi, scrittrice, critico letterario e protagonista dell’editoria italiana. In questo modo l’esposizione e le attività collaterali consentono di accostarsi a un importante momento storico-letterario del Novecento, che ha visto protagonista – oltre a Lalla Romano e Grazia Cherchi – la città stessa di Piacenza.

 

 

per ogni ulteriore informazione:

 

Gabriele Dadati – cell. 328-6750611 – mail. gabrieledadati@hotmail.com

Nella foto: Ritratto di Antonicelli, olio su cartone, 1930

 

 

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi

giovedì, aprile 10th, 2008

ralph-supermaxi-eroe-last-american-hero.JPG

L’eroe è una delle figure retoriche più bistrattate dei giorni nostri.

Tutti esaltano i propri. Le istituzioni appena possono ne millantano qualcuno da accumulare alla secolare retorica della patria, i giornali ne trovano una quindicina al giorno, i nostalgici di sepolti estremismi ne riesumano i busti o gli oggetti reliquia ogni qual volta ne capita l’occasione.

Essendo stato giovane in un epoca preclusa a qualsiasi eroismo nel paese in cui la furbizia è la Giovanna D’Arco nazionale, personalmente ho smesso di avere eroi reali da quando Michel Platini si è ritirato dal calcio giocato ingrassando in poche settimane in maniera paurosa, simboleggiando in maniera inequivocabile che nell’arco di un’intera vita nessun uomo riesce a sommare un grado d’eroismo che volga al positivo e che sopratutto meriti l’etichetta universale. Avevo 11 anni. Poi basta con gli eroi. Esistono azioni eroiche, non eroi, gli uomini che vivono nella storia sono soggetti alle contingenze, al destino, a energie che non sono del tutto controllabili, e scegliere il bene o il male a mio modo di vedere rientra nel campo del libero arbitrio e non dell’eroismo. Gli eroi trovano il loro habitat naturale nei romanzi, forse, nella meravigliosa complicità che ha volte stabiliscono con i lettori. Insomma, per dirla breve, non ho bisogno di eroi, ne del loro alone ricattatorio.
Dell’Utri invece, a quanto pare, ha bisogno di eroi.  E da uomo pragmatico e acculturato qual’è non può che attingerli dalla cultura che gli riempie lo spirito. Dell’Utri, in sostanza, ha solo detto ciò che pensa naturalmente, in modo candido. La cosa interessante per me è che questa dichiarazione pubblica è figlia di una certa intuizione. Ci si può assuefare a qualsiasi cosa dice Littell, ne Le Benevole, perfino alle fosse comuni e ai campi di concentramento. E allora perché non ci si può assuefare alla cultura dell’illegalità, della Mafia come tessuto sociale e istituzionale? Mi sembra che questo paese sia già abbastanza abituato, è normale spingersi sempre un passo più avanti.

Ora, al di là del fatto che due italiani su tre non sanno neppure chi è Mangano, l’eroe di Berlusconi e Dell’Utri, la prova di questa assuefazione arriverà domenica prossima.

Quando l’Italia sarà di nuovo una terra che ha bisogno di eroi.

Nella foto, Ralph SuperMaxiEroe 

Le 5 W e i 5 zzzzz

mercoledì, aprile 2nd, 2008

1500-1031la-dormiente-1931-32-posters.jpg

Who? Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. I due leader dei maggiori partiti politici italiani.

What? Il duello (a distanza) dei possibili premier, nella campagna elettorale più blanda della storia repubblicana.

When? Martedì 1 Aprile 2008.

Where? In televisione, negli studi del Tg2.

Why? Non l’ ha chiesto nessuno.

Come un innocente pesce d’aprile è sfilata via la tanto attesa apparizione televisiva dei duellanti in prima serata. Potevano risparmiarsela sinceramente. Le domande delle 5 salme addormentate che hanno dovuto fronteggiare (conduttrice che metteva in mezzo Roma – Manchester appena possibile e 4 narcodirettori di testate e telegiornali) sono state pure virgole che avevano il compito di rendere a due voci i monologhi dei due leader. I quali altro non hanno dovuto fare se non ripetere con approcci ancora più superficiali e retorici le dichiarazioni che i giornali riportano ogni giorno.

Ora. Le persone abituate a pensare con la propria testa sanno già benissimo che nelle democrazie “avanzate” come la nostra, la pratica elettorale è solo la riproduzione pubblica di uno spettacolo più o meno appassionante. La presente legge elettorale è l’analisi logica di questa frase. La richiesta spontanea che ne consegue è solo una: se spettacolo deve essere, che almeno sia più brioso, divertente, cinico, violento. Che si faccia almeno una domanda appena un briciolo salata. A meno che, nel giorno della prima, non sia più comodo per tutti avere le sale vuote.