Che Fortuna!
martedì, agosto 28th, 2007Tra gli stucchevoli tormentoni nazionalmassmediatici di queste ultime ore, vorrei sottolineare un’involontaria illuminazione di Hulk-Umberto Bossi, che in quanto a illuminazioni è evidentemente un insospettabile. Impazza il solito, disgustoso, fasullo teatrino sulle tasse (la maggioranza dice che non saranno alzate, l’opposizione sostiene che è una balla e che pacchia sarebbe con un governo diverso), un argomento che non ha senso se non è collegato a un programma trasparente di utilizzo di risorse, e lui che s’inventa?
Lo sciopero delle lotterie.
Ovviamente la sua valutazione non nasce da un’esigenza umana, ossia la salvaguardia dei ceti meno abbienti che statisticamente hanno maggiore propensione a sperperare nelle lotterie (in alcuni casi che posso constatare nella mia città si arriva a dei livelli da piaga sociale, con persone realmente rovinate dal circolo vizioso magistralmente descritto da Dostoevskij ne “Il Giocatore”), dovere che uno stato civile dovrebbe considerare assolutamente irrinunciabile. La valutazione del senatur, come sempre, è dettata dalla propensione alla rissa e all’ideologia del principio dell’azione sul pensiero, che tanto popolare risulta tra il suo elettorato di riferimento, così parodisticamente virile.
Ora.
Lo stato, sulla carta, considera le lotterie, nonchè gli annessi e i connessi tipo slot machines e “Gratta e Vinci” ( che semioticamente potrebbe essere lo slogan perfetto dell’ideologia esistenziale della maggior parte degli italian, chapeu agli inventori della dinamica di gioco che definirei magicamnte metaforica) come una sorta di tassa per il gelato simile a quella del monopolino per bambini con i personaggi Disney. Eticamente discutibile ma pragmaticamente realistico, specie in periodi vacche magre frutto di condoni, ideologia dell’evasione in voga da un decennio e Valentini Rossi vari.
Poi si scopre che le società concessionarie dei monopoli di stato evadono le tasse per 98 milioni di euro nell’ultimo anno, e questa interpretazione inizia a vacillare.
Il sospetto è sempre lo stesso, demagogico perchè frutto d’indignazione. Ecco un’altra elemosina pubblica escogitata dai soliti burocrati e potentucoli in erba a favore dei loro mutui.
In tempi come questi, tuttavia, non è il caso di andare troppo per il sottile. Ci accontentiamo dell’illuminazione bossiana come se fosse una vincita milionaria, fingendo che nasca da un principio di bene comunitario, e promuoviamo lo sciopero verso il gioco d’azzardo.
Sperando che a qualcuno che ha gli strumenti istituzionali per farlo venga prima o poi in mente di aprire un dibattito serio, basato su dati, su cosa sia il fenomeno della “pentola d’oro” in Italia.
